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martedì 27 luglio 2010

«Fuori Uno», ovvero i berlusconiani e la cultura della legalità

Nei giorni scorsi Libero ha sparato come titolo principale quel che vedete nell'immagine qui sopra: un «Fuori Uno» a caratteri cubitali, che anela alla cacciata del finiano Granata dal PDL.

Il titolo di Libero, così come le bellicose dichiarazioni dei berlusconiani che l'articolo generosamente riporta, sarebbero comici, oserei dire esilaranti, se non fosse che richiamano drammaticamente il pietoso stato in cui sono ridotte la politica e l'informazione in Italia.

Qual è la colpa di cui si è macchiato Granata? E' gravissima, se vista con l'occhio dei berlusconiani, parlamentari o giornalisti che siano. Granata vuole legalità e trasparenza, e dice senza giri di parole ciò che appare ovvio a chiunque ragioni con un minimo di onestà: non concedere la protezione a Spatuzza, nascondendosi dietro il cavillo della scadenza dei termini per raccontare tutto ai magistrati, è un grave errore. Si traduce infatti in una minaccia al mafioso loquace affinché resti zitto e in un gradito regalo alla mafia e ai politici collusi, che dalle future rivelazioni del pentito - impossibile non pensarlo - avrebbero non poco da temere.

Ma chi sono, invece, gli eroi "positivi" dei berlusconiani? Il magico Dell'Utri, una vita spesa nelle aule dei tribunali nel tentativo, finora fallito, di discolparsi da una serie di capi di imputazione da far invidia ad Al Capone? Denis Verdini, detentore di conti bancari milionari e portatore sano di una faccia che, evidentemente, è il suo miglior biglietto da visita per le attività extra-politiche in cui è coinvolto? L'ex ministro Scajola, ancora impegnato a cercare chi gli ha pagato la casa, mentre lui era girato dall'altra parte? Il ministro di "giustizia" Alfano e l'avvocato Ghedini, stremati dallo sforzo di confezionare, e poi difendere contro ogni logica e cultura del diritto, una serie di leggi scriteriate, pensate per favorire i potenti e i criminali a danno degli onesti? (Leggi che fra qualche anno - opportunamente cancellate dai codici - costituiranno esempi di scuola per illustrare agli studenti di diritto fino a che punto l'arroganza del potere può nuocere alla vita di una nazione democratica.)

Di tutti gli altri non vale neppure la fatica di far menzione (o minzione).

giovedì 15 luglio 2010

La Chiesa/genoma contro i matrimoni gay

Dante and Virgil in Hell (1850, William-Adolphe Bouguereau)
L'Argentina, la cui popolazione cattolica è stimata al 91 per cento, è diventata questa mattina all'alba il primo paese dell'America latina ad autorizzare i matrimoni omosessuali in seguito a un voto storico al Senato trasmesso in diretta tv. Il voto è stato preceduto da incidenti e tensioni davanti al Parlamento dove, convocate da organizzazioni cattoliche, oltre 60mila persone si sono radunate per opporsi all'iniziativa. Davanti alla sede del Congresso ci sono stati scontri e sono volati insulti tra i gruppi a favore e quelli contrari. Per dividerli è dovuta intervenire la polizia. Il disegno di legge, sostenuto dal governo di centro-sinistra della presidente Cristina Fernandez de Kirchner, è stato approvato con 33 voti a favore e 27 contrari dopo più di 15 ore di dibattito in aula (la Repubblica, Voto storico in Argentina sì a matrimoni omosessuali).
In tutto il mondo occidentale, dovunque ci siano cattolici, nasce una strenua opposizione contro ogni iniziativa che si proponga di parificare la condizione degli omosessuali a quella dei cosiddetti eterosessuali (vai poi a vedere se, nel segreto delle camere da letto, siano veramente e sempre eterosessuali tutti quelli che si sono sposati in chiesa).