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martedì 29 giugno 2010

Pietro Taricone è morto. Che senso ha la sua morte prematura?

Ieri pomeriggio, mentre sfogliavo apaticamente i quotidiani online, il mio torpore è di colpo svanito, lasciando il posto a una dolorosa e inattesa tristezza: Pietro Taricone era in fin di vita, dopo un lancio finito male col paracadute. Un lunghissimo intervento chirurgico lasciava parenti, amici e simpatizzanti in un'angosciosa attesa, intrisa della speranza che la forte fibra dell'uomo avesse la meglio sulle devastanti ferite riportate nella caduta. Stamattina presto, infine, mentre mi dibattevo nel letto preda della solita insonnia che mi coglie a metà nottata, ascoltavo dalla radio la notizia che non ammette repliche: Pietro Taricone era morto durante la notte, senza aver mai ripreso coscienza dopo l'incidente.

venerdì 25 giugno 2010

Perché disprezzo i leghisti

Essenzialmente per l'indifferenza a questo:


Capisco che chi non riesce a leggermi nel pensiero può trovare incomprensibile il collegamento tra la foto e la Lega. E' doveroso perciò che io illustri il concetto, partendo dal principio.

mercoledì 23 giugno 2010

Dieci cose per cui vale la pena di vivere

In questi ultimi due giorni il Fatto quotidiano ha lanciato il nuovo sito web associato al giornale. Il successo dell'iniziativa è stato talmente grande - e i curatori del servizio web talmente pirla nel prevedere l'utilizzo di banda - che accedere al sito è da due giorni praticamente impossibile. Ho provato qualche volta anch'io ad accedere, ovviamente senza successo. Una volta sola sono riuscito a vedere due pagine, la seconda della quali, prima di bloccarsi senza rimedio, mi ha stimolato a scrivere questo post. Conteneva un formulario da compilare a cura del lettore, con le dieci cose per cui vale la pena di vivere: in apparenza uno di quegli stupidi quiz con la pretesa di trovare il senso della vita, da fare sotto l'ombrellone quando ci si sta annoiando e non si ha più voglia di sonnecchiare.

venerdì 18 giugno 2010

Discorso sul divieto di mangiare carne di suino, i tabù religiosi, il sacro e la spiritualità del futuro

Non c'è miglior modo di far durare nel tempo un divieto o una prescrizione, che collegarla al sacro timore instillato negli uomini dai comandamenti religiosi. Ne è una prova evidente il divieto di cibarsi di carne di maiale, ancora oggi ben vivo nell'islamismo e nell'ebraismo. Per gli ebrei, vale quanto è scritto in Levitico 11, 7-8:
Il porco, perché ha l'unghia bipartita da una fessura, ma non rumina, lo considererete immondo. Non mangerete la loro carne e non toccherete i loro cadaveri; li considererete immondi.
Lo stesso concetto è ripetuto, con parole appena differenti, anche in Deuteronomio 14,8. Per i musulmani, invece, fa fede quanto dice la Sura II, 173, del Corano:
In verità vi sono state vietate le bestie morte, il sangue, la carne di porco e quello su cui sia stato invocato altro nome che quello di Dio.

giovedì 17 giugno 2010

Il "bearbaiting" e le origini del male

Da quel vecchio bilioso che sono, non posso nascondere che detesto parecchio gli esseri umani. Sì, sanno essere creativi, geniali, talvolta generosi e magnanimi, persino eroici. Ma più spesso sono - anzi siamo: non ho facoltà di dimettermi dalla specie neanche volendo - meschini, egoisti, ignoranti, violenti, codardi, disonesti, soprattutto sadici. Esagero? Non credo. Leggiamo insieme questo breve estratto da un vecchio libro di Desmond Morris, intitolato Noi e gli animali (pag. 103-104). Vi si parla di svaghi urbani nella "civilissima" Inghilterra, durati fino al XIX secolo:
Le più popolari [esibizioni venatorie urbane] furono i combattimenti con tori e orsi, nei quali le prede legate venivano tormentate da cani. Un passo tratto da un volantino che pubblicizza un evento del genere a Londra presenta con grande vivezza l'atmosfera di quelle occasioni: «Informiamo tutti i gentiluomini, i giocatori, e altri, che questo lunedì si disputerà un incontro di due cani... contro un toro, al prezzo di una ghinea; e parimenti li si aizzerà contro un torello alla sua prima esperienza di combattimento; e un toro sarà lasciato libero mentre esplodono i fuochi d'artificio; anche contro un asino infuriato verranno aizzati cani, e ci saranno vari combattimenti di cani contro orsi e tori, e un cane verrà lanciato su fuochi d'artificio. L'inizio è fissato per le tre in punto».

martedì 15 giugno 2010

La morte di Sanaa e la superficialità degli invasori

In un bel libro di Umberto Galimberti che ho già citato in un post precedente, trovo un altro brano che mi sento di sottoscrivere dalla prima all'ultima parola:
Quanto sento dire, con molta superficialità, che bisogna liberare le donne mediorientali dal burqa o dal velo, mi domando sempre se coloro che lo chiedono sanno quali macchine antropologiche e psicologiche, per non parlare delle macchine che governano l'organizzazione familiare e sociale, occorre terremotare. Perché non basta dire "democrazia" e pretendere addirittura di esportarla, se a una cultura non si lascia il tempo necessario alla sua evoluzione, soprattutto in tema di emancipazione sessuale che, di tutte le rivoluzioni, è la più decisiva, quella che più incide nelle trasformazioni sociali. Solo la superficialità della cultura americana può ignorare queste cose. E noi al seguito.

domenica 13 giugno 2010

Non poniamo limiti alle cazzate

Nel corso di una surreale riunione di ex aennini convertiti al verbo silvino, svoltasi ieri al Palazzo dei Congressi dell'EUR di Roma, mi hanno colpito più di tutto - più del disinvolto abbandono dell'ex leader Fini da parte dei cosiddetti "colonnelli" La Russa, Gasparri, Alemanno & co. - le parole della ministra Giorgia Meloni, che riporto letteralmente, fidandomi del virgolettato presente nell'articolo di Repubblica da cui traggo l'informazione:
"Qualcuno era di destra - recita la ministra - perché non sopportava la corruzione dei politici. Io dico: nessuna indulgenza per chi si arricchisce. Questa gente non ha nulla a che fare con noi". Pensando alla cronaca, giusto un filo di residuo imbarazzo missino, nella platea.

sabato 12 giugno 2010

Maurice Godelier e il consenso dei dominati

Leggendo un breve saggio sulla depressione dello psicoterapeuta Nicola Ghezzani, ho trovato la citazione di un pensiero dell'antropologo francese Maurice Godelier, che mi sembra cogliere in modo sopraffino le dinamiche del potere e del consenso. Le parole di Godelier hanno una valenza generale, ma paiono scritte apposta per dipingere l'Italia odierna:
Ogni potere dominante si compone di due elementi indissolubilmente legati, che ne costituiscono la forza: la violenza e il consenso. Ma se si esclude il caso in cui il dominio è effetto diretto della volenza… si può dire che, di quei due fattori del potere, la maggior forza non provenga dalla violenza dei dominanti, ma dal consenso dei dominati al loro dominio. Perché individui e gruppi dominati possano consentire coscientemente e inconsciamente al loro dominio, è necessario che questo appaia loro come un servizio reso dai dominanti.

giovedì 10 giugno 2010

Andrea Camilleri sul fascismo

Andrea Camilleri è nato e cresciuto durante il fascismo. Nel 1943 aveva diciotto anni. Da bambino voleva arruolarsi nella guerra coloniale come volontario per andare ad ammazzare gli abissini con il suo moschetto, se non direttamente a mani nude. Poi fortunatamente le buone letture (André Malraux) spostarono masse di neuroni nel suo cervello fino a far loro assumere configurazioni più intelligenti. Ecco cosa dice Camilleri a proposito del fascismo, in un'intervista apparsa oggi su un quotidiano:

martedì 8 giugno 2010

Umberto Galimberti: "La morale non discende da Dio"

Sto leggendo in questi giorni un libro del filosofo Umberto Galimberti. Si intitola Il segreto della domanda e contiene una raccolta di risposte dell'autore a quesiti esistenziali, su religione e morale, posti dai lettori nello spazio offerto da una rubrica pubblicata su un periodico.

Vi sono nel libro diversi passi che mi sono sembrati importanti, per i concetti espressi e per la stringata precisione di Galimberti. Ne cito qui di seguito uno, che si riferisce al fallimento del cristianesimo contemporaneo (pagg. 57-58 del libro. Il grassetto è aggiunto da me):