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sabato 29 maggio 2010

Il ruolo consolatorio delle religioni

Nella foto sopra si vede un gran numero di giovani maschi, disposti in file ordinate per terra, ciascuno fornito di un bastone rituale. Sono stesi vicino al tempio di Shiva, nella città indiana di Ranchi (India Orientale, distretto di Jharkhand). Al culmine di una devastante ondata di caldo, stanno eseguendo un antico rituale della pioggia, in cui pregano le divinità del pantheon indù affinché intervengano dall'alto dei cieli per por fine all'insopportabile calura.

mercoledì 26 maggio 2010

Libero: "Il duce, le parole, gli applausi"

Una sola domanda: ma il reato di apologia del fascismo non esiste più?!

martedì 25 maggio 2010

Massimo Fini: "Il regime degli show men"

Concordo con quanto dice Massimo Fini, in questo stralcio tratto da un articolo pubblicato oggi ("Tv, il regime degli show men", Il Fatto Quotidiano, pag. 18):
Se c'è un problema sociale o anche etico i giornalisti, oltre ai preti, non vanno a chieder lumi a Severino, a Veca, a Rovatti, a Viano, a Ceronetti ma a Fiorello, a Jovanotti, a Celentano, ad Alba Parietti. Ed Edoardo Sanguineti, molto omaggiato post mortem, chi l'ha mai visto in Tv? Probabilmente era troppo brutto per avere diritto di apparire sul piccolo schermo.

La Televisione, dopo la straordinaria e irripetibile stagione di Ettore Bernabei, ha distrutto la cultura e direi anche la società italiana. E oggi, adoratori di idoli di cartapesta anzi di plastica, abbiamo ciò che ci meritiamo. Del resto lo stesso Bernabei aveva avvertito: “La televisione ha un potenziale esplosivo superiore a quello della bomba atomica".

Odifreddi: "La religione è un fatto infantile"

Da un'intervista di Claudio Sabelli Fioretti a Piergiorgio Odifreddi, pubblicata su Il Fatto Quotidiano di oggi:
La religione è un fatto infantile. Va bene per i bambini, fino alla pubertà, poi basta. La religione affronta le grandi domande e dà risposte banali.

giovedì 13 maggio 2010

Non vuoi parlare coi giudici? Cinque punti in meno sulla fedina penale!

Insomma, Scajola non vuole parlare coi giudici di Perugia. Convocato come persona informata dei fatti per il 14 maggio, ha fatto dire dal suo avvocato che non andrà, "perché non ci sono le garanzie necessarie".

Dietro il burocratese fumoso in cui sono avvolte le spiegazioni dell'avvocato dell'ex ministro, si nasconde un'ovvia verità, che i telegiornali non hanno il coraggio di dire nella sua cruda semplicità: Scajola non va dai giudici, perché loro - a differenza dei giornalisti - farebbero le domande e vorrebbero anche le risposte, possibilmente verificabili, realistiche, non contraddittorie, su quegli ottanta assegni pagati in nero coi soldi di Anemone, per l'acquisto dell'ormai famosa casa con vista Colosseo.

"Troppe automobili in Italia: 36 milioni! Ma perché non ti compri un bel crossover Peugeot?"

Sul sito di Repubblica leggo oggi un articolo interessante: "Parco auto, crescita infinita. Siamo oltre i 36 milioni". L'articolo riporta i dati di uno studio dell'Osservatorio sulla Mobilità Sostenibile di AIRP (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici) che disegna un quadro catastrofico dell'Italia di oggi, nazione con 59 automobili per 100 abitanti: un rapporto molto oltre i limiti del buonsenso e della vivibilità. Basti pensare che, se venissero messi uno accanto all'altro tutti i 36 milioni di veicoli circolanti in Italia, copriremmo una superificie di 2.480 km quadrati: oltre 3/4 della superficie dell'intera Val d'Aosta!

Il lodevole intento informativo e critico dell'articolo pubblicato sul sito di Repubblica perde però ogni valore a causa del contesto. Cosa c'è accanto all'articolo, sulla pagina web? Come si può vedere dall'istantanea riportata più sopra, c'è la pubblicità di un bell'ammasso di ferraglia e idrocarburi: 3008, il "crossover" di Peugeot.

mercoledì 5 maggio 2010

Credo quia absurdum

Le dichiarazioni rilasciate da Scajola nella conferenza stampa in cui ha rassegnato le dimissioni dalla carica di ministro hanno del surreale. Cito da un articolo di Repubblica:
Claudio Scajola si dimette e fa le prime ammissioni. Dice: "Non posso avere il sospetto di abitare una casa non pagata da me", una frase (o una situazione) ai confini del grottesco. (...) L'ex ministro ha ribadito la sua estraneità ai fatti che gli vengono contestati, in particolare l'aver ricevuto denaro da imprenditori coinvolti nell'inchiesta sugli appalti del G8 per l'acquisto di un appartamento con vista sul Colosseo: "Non potrei mai abitare in una casa comprata con i soldi di altri", ha affermato. Per la prima volta in dieci giorni, Scajola ha però preso in considerazione l'ipotesi che gli assegni che gli vengono contestati siano effettivamente stati versati: "Se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse stata pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l'interesse, i miei legali eserciterebbero le azioni necessarie per l'annullamento del contratto".
La protasi di quel periodo ipotetico, che ho evidenziato col grassetto, è davvero straordinaria. Scajola sembra voler dire di ignorare come, da chi e perché sia stata pagata la sua casa. Tertulliano, un apologeta del cristianesimo vissuto nel II-III secolo d.C., è passato alla storia per la sua professione di fede: credo quia absurdum, cioè "credo perché è assurdo". Facciamolo anche noi. Proviamo a credere a Scajola, benché ciò che afferma sia palesemente assurdo.

lunedì 3 maggio 2010

L'amore dei gatti

Il filmato accluso a questo post viene dalla Turchia. Mostra un gatto randagio che tenta disperatamente di rianimare la sua compagna, investita da una macchina. Secondo quanto riporta la nota in inglese che accompagna il filmato, il gatto bianco ha impedito per due ore che chiunque si avvicinasse. Alla fine arriva finalmente un veterinario, ma per la gatta non c'è più nulla da fare.

domenica 2 maggio 2010

Ateo fin da bambino

Ricordo che fin da piccolo avevo un'estrema curiosità per le grandi domande che animano da millenni la ricerca filosofica e, più di recente, quella scientifica: cos'è l'Universo? Quanto è grande? Chi l'ha creato? Cosa possiamo saperne noi?

L'unico in famiglia che prendeva seriamente le mie domande pesanti (e pedanti) era il nonno, spirito filosofico e indagatore, con il quale mi sentivo in grande sintonia. Di fronte alla domanda "chi ha creato l'universo", rispondeva invariabilmente "Dio", e mi dava come prova a sostegno la complessità di quel che chiamava "il creato". Basta guardare la grandiosità del mondo che ci circonda - chiosava con tono didascalico - per convincersi che tutta questa bellezza e questa complessità non può essere venuta all'esistenza da sola. Deve esserci un Dio, concludeva, un artefice supremo dell'Universo, al quale si deve il "progetto" e la sua realizzazione.