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venerdì 30 aprile 2010

Il manifesto di Movimento Zero e la contraddizione insita nella critica alla modernità

Massimo Fini non è solo un giornalista. E' un pensatore: non si limita a raccontare i fatti di cronaca e a interpretarli; ogni volta che ne ha la possibilità, usa la cronaca come esempio a sostegno della sua visione del mondo, basata su una filosofia della vita essenzialmente antimodernista.

Apprezzo Fini non solo perché ha uno stile di scrittura asciutto e graffiante, ma anche per questa sua vena filosofica, che ne fa un "animale" raro nel panorama fin troppo omologato del giornalismo italiano, asservito soprattutto a logiche politiche di appartenenza.

L'affare si ingrossa

Repubblica pubblica oggi nuovi particolari sulla vicenda della casa comprata dal ministro Scajola, grazie al generoso contributo (900.000 euro) elargito dalla "cricca" del faccendiere Diego Anemone:
Si fa macroscopica la menzogna di Claudio Scajola. Quattro testimonianze, un atto notarile e numerose tracce bancarie documentano ora che il ministro per lo Sviluppo economico conosceva la provenienza degli 80 assegni "neri" che, nel luglio del 2004, per un valore di 900 mila euro, pagarono più della metà della sua casa al 2 di via del Fagutale. Le testimonianze - oggi agli atti dell'inchiesta di Perugia sulla "cricca" dei Grandi Appalti - provano che di quegli assegni, il giorno del rogito, il ministro era materialmente in possesso. Di più: dimostrano che Scajola, pure assolutamente consapevole del prezzo reale di vendita - 1 milione e 710 mila euro - di quel magnifico appartamento che affaccia sul Colosseo, dispose che quella cifra venisse dissimulata, dichiarando di fronte a un notaio che era pari a soli 600 mila euro. Perché il Fisco non vedesse, ma, soprattutto, perché venisse così cancellata ogni traccia di almeno due circostanze: i 200 mila euro in contanti che, poco tempo prima dell'acquisto, aveva consegnato alle venditrici e il suo legame con l'architetto Angelo Zampolini, la "tasca" del costruttore Diego Anemone, il professionista, oggi indagato per riciclaggio, da cui aveva ricevuto quegli 80 assegni.

giovedì 29 aprile 2010

E dire una volta tanto la verità?

Claudio Scajola
Scrive Marco Lillo sul Fatto Quotidiano di oggi:
Ora ci sono le carte: la casa di Claudio Scajola è stata pagata con assegni circolari per 900 mila euro provenienti dai conti di un architetto, Angelo Zampolini, che la Procura di Perugia vuole arrestare per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio. Secondo i pm Alessia Tavernesi e Sergio Sottani, i soldi che Zampolini ha usato per comprare la casa del ministro Claudio Scajola (non indagato) provengono dalle attività delittuose della “cricca”.
Come reagisce Scajola alle accuse dei giudici? Svicolando. La colpa è dei giornalisti che violano il segreto istruttorio. Cito sempre dal Fatto Quotidiano:

mercoledì 28 aprile 2010

Giornalisti liberi e giornalisti servi

Gordon Brown, il primo ministro inglese, ha fatto una figura di cacca colossale: dopo aver parlato in pubblico con un'anziana signora, rispondendole civilmente a proposito di tasse e redditi, Brown risale in auto e, dimentico di avere ancora il microfono acceso, si lamenta con i collaboratori di aver permesso che quella donna gli parlasse. Brown definisce la signora una fanatica e considera politicamente disastroso l'esito della conversazione. Ma il tutto viene ascoltato attraverso il microfono e reso pubblico dai giornalisti presenti.

lunedì 26 aprile 2010

Ha vinto la meritocrazia!

Leggo con piacere sulla Stampa che Francesca Cipriani, la procace decerebrata che qualche giorno fa si è tuffata nella Fontana di Trevi per rivendicare il suo diritto a partecipare come concorrente alla trasmissione La pupa e il secchione, è riuscita nel suo intento. I responsabili del programma, di fronte al suo puro talento, all'ignoranza abissale e alla feroce determinazione di partecipare al cimento, non hanno potuto fare altro che spalancarle le porte dello studio televisivo.

domenica 25 aprile 2010

La faccia come il culo

«Rispettate la realtà, perché la professione che facciamo è molto delicata e nei momenti importanti bisogna essere onesti e obiettivi». È l'appello rivolto ai giornalisti dal direttore del Tg4 Emilio Fede, un giornalista notoriamente e orgogliosamente schierato. «Il mio pensiero politico è noto - ha ribadito Fede nel corso di una intervista in tv a Domenica Cinque - ma la gente premia la coerenza e non l'ipocrisia, perché la gente deve sapere la realtà».
Credo che la dichiarazione sopra riportata di Emilio Fede possa tranquillamente essere considerata l'equivalente del fantastico gol in slalom, segnato da Maradona all'Inghilterra ai Mondiali dell'86, per quanto riguarda l'illustrazione dell'alata metafora "avere la faccia come il culo".

venerdì 23 aprile 2010

Non si può piangere per tutti i morti

Il cadavere a terra, coperto da un lenzuolo bianco, dopo un volo dal terzo piano. Attorno gli agenti della questura e della polizia locale, a pochi metri di distanza la gente che continua a mangiare ai tavolini dei bar e dei ristoranti, scaldati dal sole primaverile. È accaduto mercoledì pomeriggio nel centro storico di Lecco, dove è morto un pensionato di 70 anni.
La notizia, se di notizia si tratta, è l'indifferenza della gente (il brano sopra citato è tratto dal Corriere della Sera). Telegiornali e quotidiani hanno fatto a gara nel puntare il dito moralista contro gli avventori di un bar che continuavano tranquillamente a mangiare in presenza del morto e contro una coppia di giapponesi che aveva osato addirittura fotografare il cadavere.

mercoledì 21 aprile 2010

La Chiesa dei due pesi e due misure

Tutti gli italiani hanno potuto vedere, durante i funerali di Vianello trasmessi dalla televisione, Berlusconi ricevere la comunione dal prete che officiava la messa, don Walter. Nulla di strano per un cattolico, se non fosse che Berlusconi è notoriamente un divorziato, quindi escluso dal sacramento dell'eucaristia.

Perché don Walter, quando se l'è trovato davanti, tronfio della sua arroganza beffarda, non ha avuto la fermezza di rifiutare a Berlusconi l'ostia? Il prete si difende così:

martedì 20 aprile 2010

Enormi tette finte e ignoranza colossale: un modello vincente?

Tale Francesca Cipriani, concorrente del Grande Fratello numero 6, ha deciso di usare la "solita" Fontana di Trevi, in una già vista e triste rievocazione del celebre bagno della Ekberg, per protestare contro gli autori della trasmissione La pupa e il secchione, rei di non averla scelta per il ruolo di pupa. La sua dichiarazione, riportata dal quotidiano La Stampa, merita di essere letta:
Senza nulla togliere alle ragazze selezionate, perché loro si ed io no? Voglio esserci anche io, in fondo sono una vera "pupa", o forse non si vede? Faccio un appello agli autori perché mi chiamino; ho fatto tutti i provini, ma la convocazione non è arrivata: io sono pupa inside. Da quando mi sveglio, prima di uscire mi occorrono due ore tra trucco, parrucco e scelta dell'abito.

lunedì 19 aprile 2010

La tribù delle labbra a canotto

Lessi parecchi anni fa il best-seller di Susanna Tamaro, Va dove ti porta il cuore, e lo trovai insopportabilmente melenso. Leggo oggi, invece, sul Corriere della Sera un articolo della Tamaro intitolato Il femminismo non ha liberato le donne e mi scopro d'accordo con alcune considerazioni della scrittrice (non mi riferisco alle critiche al femminismo come movimento, che non condivido affatto):
Sono più felici, mi chiedo, sono più libere le ragazze di adesso rispetto a quarant’anni fa? Non mi pare. Le grandi battaglie per la liberazione femminile sembrano purtroppo aver portato le donne ad essere soltanto oggetti in modo diverso. Non occorre essere sociologi né fini pensatori per accorgersi che ai giorni nostri tutti i messaggi rivolti alle bambine si concentrano esclusivamente sul loro corpo, sul modo di offrirsi agli altri. Si vedono bambine di cinque anni vestite come cocotte e già a otto anni le ragazzine vivono in uno stato di semi anoressia, terrorizzate di mangiare qualsiasi cosa in grado di attentare alla loro linea. Bisogna essere magre, coscienti che la cosa che abbiamo da offrire, quella che ci renderà felici o infelici, è solo il nostro corpo. Il fiorire della chirurgia plastica non è che una tristissima conferma di questa realtà. Pare che molte ragazze, per i loro diciotto anni, chiedano dei ritocchi estetici in regalo. Un seno un po’ più voluminoso, un naso meno prominente, labbra più sensuali, orecchie meno a vela. Il risultato di questa chirurgia di massa è già sotto ai nostri occhi: siamo circondate da Barbie perfette, tutte uguali, tutte felicemente soddisfatte di questa uguaglianza, tutte apparentemente disponibili ai desideri maschili.

L'insopportabile ristrettezza della visione religiosa

E' cosa nota che i grandi pensatori e gli scienziati in generale abbiano avuto e abbiano ben poca considerazione per le credenze religiose. Chi usa il cervello liberamente, infatti, osserva senza pregiudizi l'universo che lo circonda e arriva di solito a conclusioni come quella, qui di seguito riportata, del premio Nobel per la fisica Richard Feynman:
«Non mi sembra possibile che quest'universo fantasticamente meraviglioso, questa incredibile estensione di tempo e di spazio e di differenti specie di animali, e tutti i singoli pianeti e tutti questi atomi con i loro movimenti, e così via, tutto questo insieme complicato di cose possa essere semplicemente un palcoscenico sul quale Dio possa osservare gli uomini combattere per il bene e per il male - che è la visione propria della religione. E' un palcoscenico troppo grande per una simile rappresentazione».

domenica 18 aprile 2010

Dio non esiste ma ci martellano quotidianamente con la propaganda religiosa

Diciamolo subito: Dio non esiste. O almeno non esiste quell'essere invisibile, assurdo e ridicolo con il quale preti, vescovi, cardinali e papi pensano di intrattenere un rapporto personale e privilegiato, parlandogli, attribuendogli sesso maschile, stato di famiglia ("Padre nostro") e persino un colore ("Padre celeste").

Basterebbe studiare un minimo di storia delle religioni - per esempio il bellissimo Trattato del rumeno Mircea Eliade, un po' datato ma perfetto allo scopo - per capire che le religioni sono fenomeni storici e del tutto umani. O basterebbe dare uno sguardo all'immensità soverchiante del cosmo, brulicante di stelle e di galassie, per capire che la vita sulla Terra, compresa la nostra, è un fenomeno che interessa un minuscolo pianeta, confinato all'interno di un sistema stellare come tanti, in un braccio periferico di una galassia qualsiasi.