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giovedì 15 luglio 2010

La Chiesa/genoma contro i matrimoni gay

Dante and Virgil in Hell (1850, William-Adolphe Bouguereau)
L'Argentina, la cui popolazione cattolica è stimata al 91 per cento, è diventata questa mattina all'alba il primo paese dell'America latina ad autorizzare i matrimoni omosessuali in seguito a un voto storico al Senato trasmesso in diretta tv. Il voto è stato preceduto da incidenti e tensioni davanti al Parlamento dove, convocate da organizzazioni cattoliche, oltre 60mila persone si sono radunate per opporsi all'iniziativa. Davanti alla sede del Congresso ci sono stati scontri e sono volati insulti tra i gruppi a favore e quelli contrari. Per dividerli è dovuta intervenire la polizia. Il disegno di legge, sostenuto dal governo di centro-sinistra della presidente Cristina Fernandez de Kirchner, è stato approvato con 33 voti a favore e 27 contrari dopo più di 15 ore di dibattito in aula (la Repubblica, Voto storico in Argentina sì a matrimoni omosessuali).
In tutto il mondo occidentale, dovunque ci siano cattolici, nasce una strenua opposizione contro ogni iniziativa che si proponga di parificare la condizione degli omosessuali a quella dei cosiddetti eterosessuali (vai poi a vedere se, nel segreto delle camere da letto, siano veramente e sempre eterosessuali tutti quelli che si sono sposati in chiesa).

La Chiesa cattolica, dovunque abbia radici e consenso popolare, presta volentieri la propria bandiera per combattere una battaglia senza esclusione di colpi, affinché gli omosessuali continuino a non avere i diritti a cui aspirano: cioè la possibilità legale di costituire una famiglia, caposaldo da cui deriva tutta quella serie di diritti accessori - dalla reversibilità della pensione alla possibilità di far visita in ospedale al compagno degente - che sono normalmente riconosciuti alle coppie sposate.

Personalmente trovo questa opposizione da parte dei cattolici insopportabile, soprattutto perché è priva di pietà e di giustizia, e sono lieto perciò che paesi più civili e laici del nostro, come le pur cattolicissime Spagna e Argentina, abbiano dei governanti più saggi, indipendenti e palluti dei nostri; governanti dotati di coscienza civile e senso di responsabilità morale, che non hanno esitato a mettere in gioco popolarità e consenso, almeno tra l'elettorato cattolico, pur di promuovere leggi che sanano gravi discriminazioni.

Quello che mi chiedo ogni volta che assisto alle geremiadi della Chiesa contro il matrimonio tra gay è: in quale punto del Vangelo Gesù ha parlato contro l'omosessualità? Dove ha fatto capire, sia pure implicitamente, che l'omosessualità è un peccato e che i gay non possono fare famiglia? Nella mia ignoranza di ateo, che pure ha letto e riletto molti passi dei Vangeli, non posso ricordare un solo episodio della vita del Nazareno che faccia pensare che un cristiano - anche i cattolici son cristiani - non possa essere omosessuale e aspirare alla stessa felicità e realizzazione personale di chi omosessuale non è. La figura di Cristo, anzi, si staglia in quegli antichi testi come quella di un innovatore dei costumi, un rivoluzionario, un predicatore della tolleranza, un amico dei discriminati, non certo come quella di un loro persecutore. Gesù - mi pare - considerava tutti gli uomini senza eccezione come fratelli, in particolare gli ultimi, i reietti, i vilipesi ("chi è senza peccato scagli la prima pietra"). Non me lo immagino proprio intento a fomentare i suoi seguaci con parabole tese a inculcare il principio che gay e lesbiche hanno in sé qualcosa di sbagliato, che sono meno uguali degli altri esseri umani.

Da dove nasce allora l'avversione della Chiesa cattolica per l'omosessualità? Un'avversione che è palpabile, per esempio, nelle continue intromissioni dei porporati nel dibattito politico interno alle nazioni in cui si discute della possibilità di rendere legale il matrimonio tra gay.

A voler fare gli psicologi della domenica, verrebbe facile pensare che sia la tipica avversione di chi sente più forte degli altri l'impulso a comportamenti omosessuali, mescolato a potenti sensi di colpa, che nascono dall'idea di star commettendo "peccato". E' anche troppo noto il disastro d'immagine che negli ultimi anni ha travolto la Chiesa cattolica in tutto il mondo, a causa degli infiniti casi di pedofilia di cui si sono macchiati suoi rappresentanti di ogni età, nazionalità e grado. Ciò dimostra che chi fa parte della chiesa cattolica ha, molto più spesso di quanto non si pensi, seri problemi con il sesso: la proibizione di sposarsi, unita a una tradizione millenaria di condanna del piacere sessuale nonché a una scarsa formazione interna alla Chiesa che insegni a capire e sublimare i propri istinti sessuali, rende i sacerdoti particolarmente esposti al rischio di essere vittime della propria sessualità. In ogni caso - vittime o no - risulta difficile pensare che i preti possano saperne in materia di sesso più di chi prete non è e, soprattutto, che abbiano qualcosa di sensato da insegnare in proposito.

Però, in questa avversione della Chiesa cattolica al riconoscimento dei diritti degli omosessuali c'è di più che non la sola paura di qualcosa che si teme perché, più o meno inconsciamente, la si desidera. C'è anche l'immedesimazione totale in una sorta di "biologismo" conservatore. La Chiesa cattolica, insieme con tutti i cattolici convinti, ha abbracciato da tempo l'idea della conservazione e propagazione della specie umana come il massimo dei valori, come il vero e unico fine a cui i buoni cristiani devono tendere.

E' in quest'ottica che vanno lette, mi sembra, le cazzate pseudo-scientifiche che cattolici con o senza sottana ripetono ad ogni pie' sospinto, secondo le quali esisterebbe una "natura umana" universale, in virtù della quale l'omosessualità diventa, non più una condizione anch'essa umana e in un certo senso normale, ma un'aberrazione, una malattia, una perversione degli istinti naturali. Pertanto il matrimonio omosessuale è e rimane - dicono loro - contro natura.

Se si guardano da questa prospettiva le più forti dichiarazioni e prese di posizione pubbliche di papi e cardinali negli ultimi venti-trent'anni, si ha nettissima l'impressione di ascoltare, non la voce di una religione che punta alla trascendenza, al distacco dai beni materiali e al raggiungimento della santità, ma la voce stessa del genoma umano.

Come ogni biologo sa, la vita è in se stessa cieca: tende unicamente alla sua perpetuazione. Dal punto di vista meramente biologico, l'uomo e la donna non sono che i "nastri trasportatori" dei loro geni, i veicoli che consegnano ai figli il DNA ricevuto dai genitori, il ponte tra la generazione precedente e la generazione successiva. A leggere le dichiarazioni dei prelati di questi ultimi anni, pare appunto che il DNA umano si sia messo la sottana cardinalizia o papale e abbia cominciato a parlare per loro bocca. Come altro leggere le prese di posizione a favore dell'embrione, addirittura immaginato - la follia! - come persona? L'embrione è il futuro, è la vita che continua, è il successo del genoma; all'embrione va perciò sacrificato tutto, anche la vita e la felicità di chi è già adesso, proprio ora, hic et nunc, un essere umano in atto, con la sua storia, i suoi sogni, i suoi dolori, le sue aspirazioni. Per la Chiesa/DNA conta senz'altro di più quel foruncolo di cellule che la donna porta nel ventre, anche se per ora è solo un'aspettativa, una potenzialità di vita umana.

Vedo agire lo stesso biologismo conservatore anche nell'ossessivo rifiuto della Chiesa di sostenere, o almeno non ostacolare, le politiche sociali di diffusione del preservativo, nei tanti paesi vittime di AIDS e sovrappopolazione. Cos'è infatti il preservativo, se non un modo per dissociare il piacere sessuale dalla procreazione? La Chiesa/DNA non vuole alcun controllo delle nascite, anche se i nuovi nati moriranno di fame e di malattie. Dice, "puoi essere casto, se non vuoi figli". Ma io avevo degli zii cattolici praticanti che, per praticare il coitus interruptus come unica forma cattolicamente accettabile di contraccezione, si ritrovarono con nove figli... E non so se mi spiego, quando in undici si doveva vivere con un solo stipendio da dipendente pubblico. Immaginiamo ora questa situazione peggiorata del mille per cento nei paesi africani dove AIDS, malattie, guerre e disoccupazione imperversano e avremo un'idea di quanto poco caritatevole, umana e religiosa sia la politica della chiesa contro l'uso dei preservativi.

E infine il matrimonio gay: esso è la somma di ciò che la Chiesa/genoma non sopporta. Nel matrimonio gay la Chiesa non vede l'amore tra due persone che si consolida e diventa famiglia, con la possibilità di fornire, tramite l'adozione, un tetto, un'educazione e un futuro a qualche bimbo fortunato, salvato dall'infinita moltitudine dolente di bambini abbandonati a se stessi, sfruttati, privati di ogni speranza, che affolla le congestionate periferie del mondo. Vede invece il trionfo del sesso perverso, del piacere fine a se stesso che si fa istituzione dello Stato con lo scopo esplicito non di procreare, ché sarebbe impossibile (almeno per i maschi), ma solo di garantire ai contraenti dello scellerato patto un simulacro di vita familiare borghese.

La Chiesa, archetipo dell'ideologia conservatrice, non vuole naturalmente nemmeno il matrimonio tra lesbiche, dove pure esiste la possibilità biologica di avere figli: quel tipo di matrimonio sovverte infatti la struttura patriarcale della società umana "naturale", così come la concepisce la Chiesa: in una coppia lesbica, non c'è un maschio a svolgere il ruolo di capofamiglia; il sesso è, ancora una volta, solo piacere fine a se stesso tra le due "mogli", che possono fare del tutto a meno della presenza fisica di un maschio, se decidono di procreare ricorrendo all'inseminazione artificiale.

Bisogna chiedersi a questo punto: quand'è, nel corso della sua storia millenaria, che la Chiesa cattolica, almeno nelle sue forme ufficiali, nelle sue istituzioni e dichiarazioni pubbliche, ha smarrito il senso della carità cristiana, l'ideale della trascendenza e della santità, ed è divenuta invece la voce cieca e irrazionale del genoma umano, abbarbicata con forza disperata al principio biologico del "crescete e moltiplicatevi" a qualsiasi costo, a dispetto di qualsiasi sofferenza e senso di giustizia?

Non ho una risposta per questa domanda. L'unica cosa che posso fare è notare ciò che vedo e raccontarlo. E ciò che vedo è una Chiesa sempre più distante dall'uomo/cultura, legata com'è all'uomo/genoma.

La Chiesa, nel suo conservatorismo biologico, non vede - e comunque non accetta - il fatto che la specie umana si vada sempre più distaccando dalla sua originaria matrice biologica. All'era degli istinti si sta rapidamente sovrapponendo l'era dei memi, e non è un processo che si possa arrestare: la cultura e la sua trasmissione simbolica s'impongono sempre più, sottraendo spazi alle consuetudini basate su antiche spinte istintuali. Le persone, almeno nei paesi più ricchi e culturalmente sviluppati, sono sempre meno disposte ad essere i ciechi traghettatori dei propri geni da una generazione alla successiva, mentre sono invece sempre più desiderose di ottenere per se stesse, come individui unici che vivono qui e ora, il massimo di ciò che la vita, in termini di emozioni e di esperienze, può loro concedere.

Questa nuova condizione di invidualismo spinto porta la società umana a vivere conflitti disastrosi: le donne, per esempio, rinviano sine die la maternità, non volendo affrontare le sofferenze e le rinunce che la maternità comporta, in una società basata sull'economia del lavoro e sul capitalismo industriale. In un mondo simile, ci sarebbe forse bisogno di un'istituzione religiosa - lo dico da ateo - in grado di portare sollievo alle anime, trovando le parole e i modi giusti per riavvicinare le persone al senso della comunità e del collettivo. Ma la Chiesa/genoma è totalmente incapace di questo: preferisce contrastare con ogni mezzo il progresso della giustizia sociale e la lotta alle discriminazioni, credendo che sia possibile riportare indietro l'orologio della storia a un'epoca in cui il numero dei nati contava più degli individui.

6 commenti:

  1. Secondo me sopravaluti la chiesa cattolica; nel mondo e' piu obsoleta di quanto pensi , non credo che in certi posti facciano piu figli perché lo dice la chiesa! Se mai ne fanno pochi in Italia, schifati da una certa cattolicità vecchio-laida! Quindi la chiesa cattolica stessa secondo me é un anticoncezionale naturale, che da come effetto collaterale un senso di disgusto! Io preferisco altri metodi.:)

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  2. So bene che le nascite sono in forte calo in Occidente. La mia analisi non intendeva dimostrare un'influenza diretta della Chiesa sul numero dei nuovi nati (anche se sarebbe uno studio interessante), ma mettere in luce quell'aspetto deteriore dell'ideologia cattolica contemporanea che ho definito "biologismo conservatore".

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  3. Auro...lo so come sono gli studenti alternativi a Bologna, ho studiato arte a Bo anch' io! Per rallegrarti l' animo ti consiglio Jodorowsky, non che debba essere la tua religione, figurati, giusto per alzarti lo spirito!http://www.youtube.com/watch?v=m7gW4rTsXnQ&feature=player_embedded#!

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  4. Bellissimo, Caterina! Grazie davvero per il link (e a Jodorowsky grazie per la frase, che traduco: "Mi piace l'essenziale, perché il tempo cancella il superfluo e resta solo il necessario").

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  5. Grazie per gli spunti di riflessione che offre il tuo articolo.

    Ti segnalo l'interessante progetto GIONATA su fede e omosessualità.

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